Quando Luigi Esposito ci ha portato a vedere il mare

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Il potere straordinario della musica sta spesso nel trasformare qualunque posto nel luogo prescelto dalla nostra immaginazione, quello che potremo definire “il luogo dell’anima”. Può succedere, però, di trovarsi fisicamente proprio lì dove possiamo mettere a riposo la fantasia e godere della realtà che ben la supera.

È accaduto con il concerto di presentazione di “Portami a vedere il mare“, il primo lavoro da solista (con l’etichetta discografica indipendente Apogeo Records) del pianista, arrangiatore e compositore Luigi Esposito, che nell’Anfiteatro del Parco Archeologico del Pausilypon, all’interno della kermesse “Suggestioni all’imbrunire”, in un pomeriggio caldo di metà luglio, il 16, ha letteralmente realizzato il suo sogno.

Luigi Esposito
Ph: Ludovica Bastianini

Oltre alla bellezza mozzafiato del paesaggio, incastrato tra la roccia e il mare, ha colpito l’acustica, perfetta come poche, di un luogo creato apposta per accogliere la musica. Luigi ha scelto poche parole per introdurre e accompagnare il live, le più sentite fra cui quelle di ringraziamento, per poi fermarsi in un moto di sincerità: «Non riesco più a parlare. Facciamoci questo viaggio insieme». E le circa duecento anime presenti sono, a tutti gli effetti, “partite” con lui, in un silenzio che aveva del sacro, ispirate prima e poi addirittura commosse fino a singhiozzare dall’emozione.

Ad aggiungersi, un compagno di viaggio non previsto e a dir poco speciale: la natura. Su più di un brano, tra gli strumenti e le voci si è inserito il suono dei gabbiani come fossero parte di un tutto, non solo inscindibile, ma voluto. Un interplay “divino” a coronamento di quella che lo stesso artista definisce “la colonna sonora di un pezzo della mia vita”.

Ma andiamo per ordine, ripercorrendo la scaletta della serata, o per meglio dire, di quella “passeggiata sul lungomare” di cui Luigi ha voluto fare un disco di dieci composizioni. Tutto ha avuto inizio con “Nord-ovest” che, oltre ad indicare la direzione dell’imbrunire e di uno stato d’animo, è, musicalmente, una sintesi perfetta del progetto perché il batterista e percussionista Emiliano Barrella, con cui è stato realizzato l’intero lavoro discografico, suona e percuote, appunto, all’interno del pianoforte.

Dopo è arrivata “Brezza” con Davide Maria Viola al violoncello ad accompagnare il piano di Luigi, un pezzo che nasce per chiedere “come stai?” ed accarezzare senza l’aiuto delle parole, proprio come fa quel venticello leggero in riva al mare. Dunque si va avanti ed è la volta di “Nahual” con la voce di Fabiana Martone. Il Nahual è uno spirito vitale che secondo la cultura dei Maya è dentro ognuno di noi e proviene dagli elementi della natura. L’immagine che ha ispirato questa composizione è un risalire dagli abissi verso la luce.

L’ancestralità e la sacralità di questa energia è evocata dalle percussioni, dal suono del piano che ad un certo punto diventa lontano e nei suoni della voce. La title track “Portami a vedere il mare” ha segnato quasi la metà della nostra “passeggiata”, ricordando a tutti il vero motivo per cui eravamo lì: Luigi ci ha portato dove si va con chi sa ascoltare. Lo ha fatto per parlarci d’amore e raccontarci di quel posto che “sa ordinare i pensieri. Il posto che permette di sentire più vicine le persone che si amano e quelle che non ci sono più”. Barrella simula con un tamburo a cornice, un oceandrum, le onde del mare, e in mezzo a quelle onde, appunto, sapendo di averne tutto il diritto, cantano i gabbiani.

Il live è proseguito con “Susette” che ha la particolarità di accogliere un quartetto d’archi arrangiato da Caterina Bianco, composto da quattro musicisti (Caterina Bianco al violino, Annarita Di Pace al secondo violino, Roberto Bianco alla viola e Davide Maria Viola al violoncello), ognuno anche solista nella vita e con cui Luigi ha collaborato nel corso degli anni. Che sia un brano “importante” lo dimostra la dedica a sua madre, motore e colonna portante della famiglia, che definisce (a differenza del padre esperto musicista) la sua “giuria emozionale”, dal momento che se un brano piace a lei ci sono ottime possibilità che piaccia a più persone, ed è sempre lei che decide quali pezzi meritino di essere pubblicati e quali, ad esempio, debbano andare in scaletta. Poi “Ciardino ‘e sale” con la voce di Fabiana Martone, anche autrice del testo, l’unico dell’intero disco. Per l’occasione, alla voce di Fabiana si sono unite quelle di Annarita Di Pace e Caterina Bianco, arrivando a provocare addirittura una standing ovation.

Ci si è avvicinati alla conclusione con “Mancarsi”, un brano che, a dispetto del titolo, parla di presenza e racconta la storia di due innamorati che, attraversano la mancanza e si cercano fino a ritrovarsi. Qui, esattamente a questo punto, un sospiro della folla, come davanti all’arrivo di una dea, interrompe quel silenzio fino ad allora così compatto ed educato: è l’effetto suscitato da Alessandra Sorrentino, la ballerina, che con la sua danza itinerante su tutto il palco, si sposava perfettamente con la location e le intenzioni della musica. Elegante e romantica, delicata e forte insieme, sicuramente nostalgica.

Infine la composizione dal titolo “Ingranaggi”, suonata in duo con Emiliano, è andata a precedere, come da tradizione, il bis con sorpresa. Ad accontentare il desiderio del pubblico è “Sabbie del meriggio” con una chicca assoluta non presente nel disco: alla composizione per piano solo è stata aggiunta una coda per quartetto d’archi scritta apposta da Luigi per quest’occasione. A concerto finito, le persone, se avessero potuto scegliere, sarebbero rimaste ancora lì, a farsi inondare da quelle sensazioni incontrollate. Più di sessanta i cd venduti e molte più magliette del previsto a persone sconosciute.

«Sono dieci anni che lo apprezzo per il suo talento e che ci capita di lavorare insieme. È una grande emozione vederlo finalmente in un lavoro tutto a suo nome». – ha commentato l’amica Fabiana Martone. Ed in effetti sono davvero tanti gli artisti con cui ha collaborato Luigi Esposito prima di adesso, alcuni dei quali tra i più importanti della scena musicale campana e nazionale (Joe Amoruso, Ajar Quartet, Daniele Sepe, Gianni Lamagna, Alessio Arena, Fabiana Martone, Quartieri Jazz e tanti altri …).

Esposito
Ph: Ludovica Bastianini

Ci sono incastri ed episodi che sembra debbano andare proprio così. Forse grazie ad un santo protettore dell’arte e del bello? Di sicuro, dopo questa giornata tanto attesa, rivolgendo gli occhi al cielo o, ancora una volta, al mare, Luigi deve aver pensato “Lassù, Qualcuno mi ama!”.

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